Delhi è la capitale dell’India, il centro politico e finanziario della “più grande democrazia del mondo”. È una città che in generale non piace ai turisti, i quali, visitandola solo per un paio di giorni al massimo, hanno occasione di vedere soltanto quello che è immediatamente visibile agli occhi: i viali congestionati dal traffico, la povertà, lo smog e la confusione. Delhi è anche queste cose, senza dubbio; è una città caotica e piena di problemi sociali, ambientali e urbanistici, come tutte le metropoli del mondo moderno. È una città dove per trovare la bellezza bisogna lavorare un po’ più duro che in altri posti, ma la ricompensa è sempre all’altezza della sfida, e sarà nostro compito guidarvi in questa ricerca.

Nel corso della sua millenaria storia, la terra che oggi prende il nome di Delhi ha ospitato otto città – capitali degli imperi indù, musulmani e stranieri, che hanno governato su questa parte del mondo – e che sono state costruite sulle rovine di quelle precedenti, portate all’apice del loro splendore e poi distrutte dalla successiva orda di invasori. La storia di Delhi ha la stessa qualità ciclica che gli indù attribuiscono al tempo: creazione, espansione, declino e distruzione si sono ripetuti nel corso dei secoli, funzionando forse da modello in scala di quello che succede all’Universo secondo i testi sacri dell’induismo. Delhi, oggi, è come la terra ai piedi di un vulcano; è una stratificazione di storie, una sopra l’altra, di monumenti e di tradizioni antichissime, palazzi e rovine lentamente reclamate dalla vegetazione.

Paharganj, Main Bazar Road, Delhi

Uno dei piaceri più grandi per un viaggiatore che visita Delhi è quello di scavare, mappa alla mano, in mezzo ai quartieri della città vecchia, in mezzo agli slum, ai parchi e ai viali del centro, in cerca di queste testimonianze del suo glorioso e tragico passato. Ed è così che si scoprono santuari Sufi del trecento e moschee del periodo Moghul ancora in uso nonostante il tetto crollato, botteghe di artigiani e curatori che portano avanti tradizioni vecchie di secoli, haveli trasformate in tavole calde, una cittadella infestata da creature invisibili e molto altro ancora.

Delhi è anche una città dove si può vivere bene, dove ci si può abbandonare al lusso e alla decadenza nei suoi ristoranti, discoteche e hotel a cinque stelle, oppure assaporare piaceri più semplici, di quelli che si possono comprare per strada con poche rupie, ma anche gratis, come salire su uno dei suoi terrazzi a guardare il tramonto con un chai in mano, mentre i muezzin cantano e i bambini riempiono il cielo di aquiloni, oppure assaggiare il cibo di strada, fare affari nei suoi bazaar e ascoltare la musica dei Sufi seduti sul marmo di un santuario a notte fonda.

New Delhi Railway Station

Di seguito una brevissima descrizione di alcuni dei luoghi che vi porteremo a visitare:

Kathputly Colony (il “Ghetto dei Maghi”): è uno slum alla periferia est di Delhi, un’accozzaglia di casupole diroccate dove vive una comunità di illusionisti, musicisti e artisti di strada, la cui sopravvivenza, oggi, è minacciata da un gruppo edilizio che vuole costruire dei condomini al posto di questo storico quartiere, in cui, tra le altre cose, è ambientata una parte del celebre romanzo “I figli della mezzanotte” del premio Nobel Salman Rushdie.

Firoz Shah Kotla Fort: un parco che ospita le meravigliose rovine di una cittadella costruita nel trecento dall’imperatore Feroz Shah Tughlaq. La più impressionante di queste rovine è la Jami Masjid, un’imponente moschea di pietra, che è ancora in uso nonostante il tetto sia crollato da tempo. Nei sotterranei della moschea ci sono dei corridoi e delle nicchie buie, dove la gente del posto, musulmani ma anche indù, viene a pregare e fare offerte a certe creature soprannaturali e invisibili – i jinn – che si crede vivano in queste celle, e che in silenzio ascoltano ed esaudiscono le preghiere dei fedeli.

Nizamuddin Dargah: è il santuario di Nizamuddin Aulya, uno dei più importanti santi del Sufismo indiano e del mondo: il Sufismo è la corrente di ricerca mistica dell’Islam, che aspira ad ottenere l’unione con il divino tramite la pratica di forme estreme di meditazione – come quella dei dervisci rotanti – il canto, la preghiera, la poesia e le pratiche esoteriche. La dargah di Nizamuddin è un luogo estremamente affascinante, sia dal punto di vista architettonico e storico, che dal punto di vista umano e di folklore; è aperta a chiunque, letteralmente. Ci sono uomini, donne e bambini, musulmani, cristiani e indù; si incontrano predicatori itineranti, curatori spirituali, esorcisti, mendicanti e fachiri. Il giovedì sera vi porteremo ad assistere a un concerto di musica qawwali (la musica dei Sufi indiani) che si tiene proprio di fronte alla tomba di Nizamuddin, nel piccolo cortile di marmo del santuario, dove staremo seduti per terra, in mezzo alla gente, ad ascoltare i musicisti che suonano le canzoni mistiche della tradizione Sufi indiana.

La città vecchia: quella che oggi viene chiamata “la città vecchia” è l’antica città murata costruita dall’imperatore Shah Jahan nel XVII° secolo, quando decise di spostare la capitale dell’impero Moghul da Agra a Delhi. Al suo interno si trovano alcuni dei più impressionanti monumenti della città, come la Jama Masjid e il Red Fort, ma anche diversi templi indù e jain, vicoli interamente dedicati al cibo di strada, una gurudwara Sikh, un ospedale per soli uccelli, bazaar, tavole calde, artigiani e negozi di cianfrusaglie.

Jama Masjid

Majnu Ka Tilla: è un quartiere nel nord di Delhi dove vive una piccola comunità di rifugiati tibetani, che si sono insediati qui dopo essere scappati alla persecuzione cinese e aver trovato asilo politico in India. Si trovano templi buddisti, monasteri, ristoranti tibetani, e in cima a tutti i palazzi sventolano le prayer flag buddiste.

Altri luoghi che visiteremo insieme sono: i ghat sullo Yamuna, il ghetto dei viaggiatori di Paharganj, la dargah di Qutbuddin, il mercato dei libri usati di Daryaganj e il parco archeologico di Mehrauli.